mercoledì 14 settembre 2016

[angelica]

Mi chiamano la rara, il premio, la fuggitiva, la dura, la fredda, la colonna di alabastro, la senza calore, la sdegnosa, Diana in scena, Venere chiedente, la speranzosa.
Mi han chiamata la custode avventata del fiore virginale, la sospirante, la gemente, la cavallerizza, l’avvampata di dispetto e d’ira, la sfuggente, la triste, la supplicante, la debole e la gagliarda, l’esule che levar terra vorria, la gentile, la paurosa, la timida, la piangente, la sconsolata, la tormentata.

Dicono di me che son l’esule, la vagabonda, la pudica impudica, la disperata, l’afflitta e la sbigottita, la molestata, la sdegnosetta, la tinta di rossore, la narcotizzata, la rapita, la sfortunata, l’oppressa, l’incatenata, la prigioniera in roccaforte, l’ignudata, la messa in catena su una fredda pietra, la mezza morta di paura, la supplicante, la mortificata.

Hanno detto di me che son la stupita, l’allegra, l’incredula, la celata, la nascosta, la mimetizzata, l’errante, la solitaria, l’incostante, la beffarda, la sfacciata, la canzonatrice, la stanca, l’invisibile, la solitaria, la turbata, la dolente, la malcontenta, la nascosta.

Ma io di me, ora che ho ti ho incontrato, ti dico che sono la pietosa, l’insolitamente ferma, la tenera, la molle, la samaritana, l’infermiera, la sanatrice, l’intenerita e alla fine di tutti gli aggettivi che mi hanno graffiato addosso, l’innamorata.


frammenti da L’Angelico abbacinare di Simonetta Sambiase su viadellebelledonne

giovedì 26 maggio 2016

[gentilezza]

La stanza si restringe fuori dai miei occhi. Sento la mia bocca dire “gentilezza” ma sulla “a” espira, la vocale si perde e ammutolisce: non importa adesso, un’altra urgenza si produce tra i miei denti. Li stringo, in una piccola apnea, mentre da dietro le sue mani proseguono su di me: dapprima mi sorreggono per il busto e quasi mi sollevano, poi salgono a cercare i seni. Adesso li stringono da sotto in su, a ripetizione, salgono e scendono. Le mani sono troppo grandi forse e il mio petto troppo sfuggente per la camicetta. La pelle si ritira, ogni poro si restringe, le sue dita si chiudono sul contorno immaginato dei capezzoli: lo sente anche lui che stiamo trovando un ritmo nostro in questa danza ignota. Non ci guardiamo, ma giro il collo e mi appaiono vicinissimi la fronte e i capelli riversi davanti agli occhi semichiusi. Mi dice qualcosa che non capisco. Mi slaccio i bottoni, cercandoli uno a uno in una sorta di memoria senza sguardo. Mi bacia la guancia con la bocca aperta, poi il profilo del naso, poi giù, mi lecca l’incavo del collo. Mi respira. Accompagna la mia mano sinistra tra le sue gambe, bene fino in fondo, perché io lo senta senza guardarlo ancora. Inarco la schiena, mi sto aprendo: ho un peso che schiaccia il bacino da dentro, un cuore convulso che mi batte tra le cosce. Vorrei sedermi su di lui adesso, averlo sotto di me. Sentire il suo sesso esplodere contro il mio culo, mentre sopra strati vestiti ancora ci separano. Sentire una specie di dolore.
Perdo la gentilezza.

Laura di Available in blue

mercoledì 25 novembre 2015

[bei dir / accanto a te]

ich liege bei dir. deine arme
halten mich. deine arme
halten mehr als ich bin.
deine arme halten, was ich bin
wenn ich bei dir liege und
deine arme mich halten.

Ernst Jandl, liegen, bei dir


sono sdraiato accanto a te, le tue braccia
mi sostengono, le tue braccia
sostengono piú di ciò che sono.
le tue braccia sostengono ciò che sono
quando sono sdraiato accanto a te e
le tue braccia mi sostengono.

Ernst Jandl, sdraiato, accanto a te

(condiviso da Laura su fb)

mercoledì 2 settembre 2015

[lessico da mare]

Mi spiaggerei volentieri su di te subissandoti di sabbia e baci.
Faremmo castelli arditi di pinnacoli turriti e ponti levatoi e feritoie per guardare.
Poi lasceremmo che le onde annientassero tutto ammorbidendoci nel curvilineo tramontare.
Mi addormenterei come una conchiglia sulla battigia del tuo pettorale alluso.
Fino all’alboreo ardire che s’arrampica sul nuovo giorno a venire.

e.l.e.n.a.

martedì 11 agosto 2015

[sedurre]

Sedurre andrebbe abolito dal dizionario. Troppo vago e generico. Troppo impersonale.
Meglio teducimi. E poi meducimi.
Anzi, vanno insieme. Ti porto a me per riportarti a te.
O viceversa. Biunivoci.

Brunella (Flounder)

domenica 21 giugno 2015

[lettura e amplesso]

L'aspetto in cui l'amplesso e la lettura s'assomigliano di più è che al loro interno s'aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili.

Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore

giovedì 28 agosto 2014

[chiamata o vocazione]

Tereza sa che il momento in cui nasce l’amore si presenta così: la donna non resiste alla voce che chiama all’aperto la sua anima; l’uomo non resiste alla donna la cui anima presta orecchio alla sua voce.

Milan Kundera - L’insostenibile leggerezza dell’essere (traduzione di Giuseppe Dierna)